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Chiese e cappelle

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LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN NICOLA DI MIRA

chiesa2.JPGPer le esigenze del culto, i primi abitanti utilizzavano la chiesa di San Nicola, fondata probabilmente dai Basiliani, fuori dall'abitato. Le prime relazioni delle S. visite Pastorali dei Vescovi della nostra Diocesi riportano che la chiesa di San Nicola "est antiqua et ut fuit parocia" .

Tra il XIII e XIV secolo, per la crescita della popolazione,  fu costruita, all'interno dell'area edificata, l'attuale Chiesa Parrocchiale, che fu dedicata alla Natività di Maria Santissima.

Percorrendo via Roma, e imboccando la prima traversa sulla destra, si disvela la facciata a capanna della chiesa. Il dislivello tra la strada che percorriamo ed il piano del pavimento della chiesa è occupato dalla cripta che sappiamo coperta con volta a botte. Essa è stata usata, nel corso dei secoli, come luogo di sepoltura.

Del resto, nel linguaggio medioevale, il termine chiesa indicava lo spazio costruito da navata, campanile e cimitero. Il corpo del defunto era affidato alla chiesa e non importava tanto finire in una fossa comune, quanto poter rimanere vicino ai Santi, presso l'altare della Vergine e del Sacramento.

Anche lo spazio antistante l'edificio divenne area cimiteriale per diverso tempo. Il 28 maggio 1727 il vicario Riccio Pepoli, durante la S. Visita ordinò all'università di costruire un nuovo cimitero "a parti esteriori ipsius Ecclesiae".

La facciata, a due spioventi, detta capanna, è di stile romanico. Nella parte superiore vi è un oculo e, ad un livello più basso, tre finestre rettangolari e strombate. L'impianto della chiesa, ad andamento est ovest, richiama alla mente altre chiese bizantine a due navate, in cui l'altare maggiore è posto nella parte absidale di una navata, che costituiva, pertanto, la vera chiesa officiante, mentre l'altra navata costituiva il corpo minore della chiesa, il paraclesion.

La struttura muraria è costruita da blocchi di calcare tenuti da malta e cocci di cotto. La dimensione dell'edificio, spessore delle mura compreso è di m. 25 per m. 22. La copertura era a trabeazione, successivamente fu realizzato il soffito, che è stato recentemente restaurato. Nel tempo la chiesa ha subito diverse modifiche e sicuramente un consolidamento che ne hanno alterato l'originale aspetto. Ciò che a noi oggi si presenta è una chiesa ad una navata con un presbiterio absidato con la sua copertura a cupola. Come è stato detto, il corpo della chiesa aveva sulla destra una navata laterale più piccola separata da una più grande, da due archi a tutto sesto, con altare e fonte battesimale.

Con i lavori di consolidamento, intorno al 1930, gli archi furono murati. La chiesa era sub titolo Navitatis S. Maria Virginis, la festa della dedicazione era il 21 febbraio, corrispondente alla consacrazione della chiesa. Si entra nella chiesa attraverso un bel portale in pietra sovrastato dallo stemma del comune di Campora, nobile testimonianza del lavoro che abili scalpellini hanno disseminato in questo paese. Oggi la chiesa si presenta come una semplice aula rettangolare, sopra la pensilina posta sulla porta d'ingresso, si trova l'organo, opera realizzata nel 1751, da Silverio Carelli, organaro conosciuto in tutto il Cilento. Sulla sinistra dell'ingresso è posta una pregevole pila per l'acqua santa, scolpita in pietra calacarea; sulla destra, in corrispondenza della porta d'ingresso della navata laterale, si può ammirare una bellissima vasca battesimale, opera del 1589.

Ai lati dell'abside presbiteriale si trovano due altari: quello lato Vangelo è dedicato alla Madonna della Neve, quello lato Epistola a San Nicola di Mira, nelle nicchie sopra gli altari si possono ammirare la bella Statua della Madonna della Neve, e quella a mezzo busto di San Nicola, sculture policrome di interessante fattura e di notevole qualità formale ed esecutiva, entrambe databili nella prima metà del XIX secolo, di scuola napoletana, con una bella policromia e una preziosa doratura delle vesti, arricchita da una decorazione, sia dipinta che incisa.

Sulla sinistra dell'abside trovasi la torre campanaria a canna quadrata, modulata su quattro piani. Il secondo ed il terzo piano sono bucati da monofore su ogni lato, mentre il terzo è alleggerito da bifore. Il campanile si concludeva originariamente a questo punto, il quarto piano è stato realizzato successivamente per installare l'orologio, con i quadranti su ogni faccia.

Un articolo del Dr. Beniamino Casuccio

 

Cappella della Madonna delle Nevi

La cappella della Madonna delle Nevi, detta comunemente della Neve, in Campora, risale alla fine del 600 ed é stata costruita sulle rovine del cenobio italo-greco di San Giorgio risalente al IX secolo. Presenta sulla facciata principale, alla sinistra di chi guarda un piccolo campanile, che racchiude una campana di modeste dimensioni. Essa, tirata a mano, emette un suono argentino, soave inconfondibile, particolarmente festoso perché i suoi rintocchi sono legati al ricordo della festa del 5 di agosto.

La facciata, anticamente tutta bianca, è scandita da tre arcate che preannunciano le tre navate dell'interno a cui corrispondono tre altari. L'altare centrale dedicato alla Madonna, raffigurata a mezzo busto, mentre i due laterali riproducono su tela, rispettivamente, San Michele Arcangelo e San Francesco Saverio.

La cappella ha due ingressi: il principale ha un aspetto imponente, invece il secondario, sulla sinistra è molto piú modesto per fattura e dimensione. Nell'interno troviamo due acquasantiere, scolpite in pietra locale, che sono di una bellezza e precisione scultorea sorprendenti. Quella accanto alla porta secondaria è a forma di conchiglia; l'altra, la principale è perfettamente rotonda ed è sorretta da una colonnina finemente lavorata. Pure in pietra sono le due colonne che delimitano le tre navate. Una nota caratteristica è data dalla presenza di due pozzi (si dice che di acqua sorgiva) posti diagonalmente quasi a definirne il perimetro. Il soffitto, in legno è tutto decorato a mano che riproduce, giusto al centro, una seconda immagine della Madonna, quella che è custodita nella chiesa parrocchiale. Le pitture del soffitto sono di stile barocco-rococó. Predomina la linea sinuosa e serpentina, che alterna motivi architettonici e motivi floreali e vegetali.

Questo santuario, oggi poco noto, un tempo era meta di numerosi pellegrinaggi, come si evince dalle relazioni dei vari vescovi. Tutti attestano una comune caratteristica: il fenomeno della manna. Basti citare la relazione della visita pastorale di Monsignor P. Raimondi, del 19 marzo 1745, il quale, a proposito della nicchia della Madonna annota: “in qua recluditur umorem abundantem dictum manna”.

In altre parole, il vetro della nicchia, che racchiude la statua fittile della Madonna, si appanna con un velo di umiditá, che è detto manna. Questa, ritenuta miracolosa è raccolta con un fazzoletto e serve per ungere gli ammalati, in caso di malattia grave. In tale circostanza, anticamente, si usava impetrare la grazia alla Madonna con una piccola processione, formata da dodici fanciulle, le quali, con una corona di rovo in testa imploravano la Vergine, battendosi il petto e salmodiando litanie.

La festa piú importante cade il 5 agosto, mentre la festa votiva ricorre il martedí in albis. Nel primo caso, la ricorrenza è celebrata con grande solennitá ed è preceduta da una novena, che inizia il 27 luglio e si conclude il 4 agosto (la vigilia). In passato durante la novena, si celebrava la messa, la mattina molto presto, per dare la possibilitá ai pastori ed ai contadini di assistere alle funzioni religiose prima di andare in campagna. La sera si celebravano i vespri. Oggi i riti religiosi sono alquanto cambiati, ma il 5 agosto, rimane, in ogni caso, il giorno piú atteso. La messa è celebrata in modo solenne. Si parte dal paese con una lunga processione, preceduta dalle immancabili cénte ed è accompagnata dalla banda musicale. Arrivati davanti alla cappella bisogna effettuare tre giri intorno ad essa, prima di varcare la soglia d'ingresso. La messa è celebrata sull´imbrunire, affinché al ritorno si possa realizzare una suggestiva fiaccolata.

Testo tratto dal libro: "Ricerca storica sul Comune di Campora", di Beniamo Casuccio e Pasquale Feola.