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Personaggi illustri

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Padre Giuseppe Feola

Padre Giuseppe Feola, al secolo Vito Antonio, nacque a Campora il 23 maggio 1813. Fu allievo del Vicario Foraneo di Gioi e di Don Saverio Guida di Stio che ne apprezzarono le eccellenti doti intellettuali e religiose e lo spronarono a proseguire gli studi. Grazie alla ferrea volontá ed alla sete di sapere, studió con impegno brillando soprattutto nelle discipline classiche. Traduceva latino e greco senza l´uso del vocabolario. Tradusse le principali opere di Cicerone e di Virgilio, vari scritti di Sant'Agostino, il Vangelo, l'Iliade e l´Odissea. Conosceva a memoria la Divina Commedia.

Devotissimo di San Francesco d'Assisi, ne studió le opere che lo corroborarono nella fede e gli aprirono le porte dell´ordine cappuccino, di cui indossó il saio. Si distinse nella dedizione totale al servizio dei poveri che necessitavano di aiuto materiale e spirituale. Imprimeva negli animi e nei cuori dei fedeli tutto il fascino umano e religioso che la sua Figura emanava. Fu grandissimo oratore: le sue prediche erano impregnate di profonda fede religiosa e di fervente patriottismo, che vibravano nelle sue parole affascinando il sempre numeroso uditorio, ma destando sospetti nelle autoritá. Per questo era sorvegliato e fu costretto a peregrinare di convento in convento affinché non avesse il tempo di fare proseliti.  
Amò la Patria, l'Umanità tutta e la Sua Campora in maniera profonda ed appassionata. Scrisse un libro contro il potere temporale dei Papi dedicandolo a Vittorio Emanuele II, che ora è irreperibile. *  
La notte del 3 giugno 1863 la banda capeggiata da Giuseppe Tardio, avvocato di Piaggine, trucidó Padre Giuseppe Feola nella Piazza omonima che ne ricorda l´efferato evento con una piccola lapide. Il Tardio gli avrebbe risparmiato la vita se avesse inneggiato a Francesco II, ma l´indomito frate rispose: ”No, sapró morire come vissi! Viva l´Italia!” e subí l´eroico duplice martirio: quello patriottico e quello religioso.

Padre Feola.jpgPadre Feola - fucilazione.jpg

Chi dovesse avere il libro originale del frate per favore lo comunichi al seguente indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Nicola Ciardo

nicolaciardo.jpgNicola Ciardo, illustre Maestro, nacque a Campora il 23 marzo 1866 e ivi morì il 17 giugno 1942. Dotato di particolare intelligenza, di ferrea volontà e di un forte carattere, si ribellò all´ingiustizia discriminatoria dell'isolamento e riuscì, con enormi sacrifici a studiare. Poté, così, dare sbocco all´ardente desiderio di crescere e di elevarsi per dare respiro alle sue aspirazioni e spazio alle potenzialità portentose che nutriva nell'animo.  Il Suo nome rimase inciso nella memoria storica del popolo e tramandato di padre in figlio come esempio ideale di altruismo che profuse a piene mani a servizio di Campora, dei camporesi ed anche dei paesi vicini. Luigi Veltri, mio padre, che ne fu allievo “serale”, ne parlava con grande ammirazione. Riferiva sempre a lui ció che sapeva, usando la solita frase: “Lo ddecette lo Maiestro Ciardo”. Era l'Ipse dixit (Egli lo disse), l´Aristotele (grande filosofo greco) del tempo e della zona.     
Maestro elementare dotato di capacitá didattiche eccezionali insegnava per tutta la giornata: la mattinata la dedicava ai fanciulli regolarmente iscritti e la serata ai giovani ed agli adulti che di giorno andavano a lavorare. Questa seconda parte d´insegnamento era a titolo gratuito, dettata unicamente dall´attaccamento alla sua professione e dall´ardente desiderio di fare del bene. Si sentiva investito dalla missione di far crescere Campora in tutte le sue componenti, soprattutto quella culturale. I risultati erano tangibili: il nostro aveva la piú bassa percentuale di analfabetismo di tutti gli altri paesi vicini, anche se piú favoriti dal punto di vista logistico. Esercitó anche le funzioni di direttore didattico. Si adoperó con tutte le sue forze per la costruzione dell´edificio scolastico a Lui dedicato, come il largo antistante. Fu anche un grande poeta.
*Il Suo impegno costante non si esaurí soltanto nell´ambito scolastico: fungeva anche da conciliatore e riusciva, quasi sempre, a far sbollire i livori dei litiganti ed a rappacificarli. E quando ció non era possibile li assisteva in tutti i modi nelle relazioni con gli avvocati. Pensava anche alla salute dei concittadini e, nel 1898, fece erigere la fontana sul cui frontespizio campeggia la scritta latina “Salus populi suprema lex” (La salute del popolo è la legge suprema) da lui dettata.
*Siamo interessati al reperimento di un manoscritto di poesie di Nicola Ciardo.


Giuseppe Scorzelli

giuseppescorzelli.jpgGiuseppe Scorzelli, rinomato Giurista, nacque a Campora il 24 settembre 1897 e morí a Roma il 27 febbraio 1966.  
Figlio del maestro Nicola Scorzelli, fu un glorioso ed illustre figlio di Campora, che si onora di avergli dato i natali. Sin da bambino rivelava una mente superiore ed il desiderio di migliorare e di crescere sempre piú. Questi furono gli ingredienti principali del suo successo. Il buongiorno si vede al mattino! Studió con impegno e serietá ottenendo sempre brillanti risultati.  
Dopo la laurea in giurisprudenza, approfondí gli studi giuridici e conseguí il titolo di Magistrato, professione che esercitó con rara competenza, delicatezza e dedizione assolute. La Sua carriera fu molto rapida e salí di gradino in gradino l´alta scala del diritto fino a raggiungerne la cima piú alta. Fu primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione. È un immenso motivo di orgoglio e di onore per il nostro piccolo paese. Campora non puó dimenticare questo grande Uomo che salí cosí in alto, che offrí a tutti consigli ed aiuti gratuitamente, che visse e morí umile e povero.  
Un imperativo categorico caratterizzó la sua vita: tenere sempre presenti le direttive etiche di Uomo e di Professionista. Di qui la piú adamantina onestá, la sempre viva consapevolezza della delicata e sublime missione che è l'amministrazione della Giustizia. E non poteva esservi posto per vie traverse corruzioni, concussioni, né, quindi, per tangentopoli e mani pulite.  
Un esempio luminoso che, oggi piú che mai, deve brillare a sostegno del bene che va rarefacendosi sempre piú. Mi spiace molto che, per motivi anagrafici e logistici, l'abbia visto poche volte e fuggevolmente. L'unico contatto con Lui fu lo scambio di una missiva.

 

Michele Santangelo

Michele Santangelo nacque a Gorga, fraz. di Stio, il 1 gennaio 1904 ed ivi morí nel 1992. Il compianto Don Michele, pur non essendo nato a Campora, merita di essere annoverato a pieno titolo tra gli uomini illustri del nostro paese. Per quasi mezzo secolo svolse la sua missione qui da noi. Uomo di profonda cultura, che nascondeva nelle pieghe dell´umiltá del carattere, dedicó la fede, la saggezza, il sapere e tutto se stesso a servizio del gregge che Dio gli aveva affidato.  
Arrivó a Campora quarantenne nel 1943 e ne fu parroco per quarantasette anni, spesi nel piú totale altruismo. Negli ultimi tempi, vecchio e malato, continuó a portare con coraggio la sua croce. Oltre che sacerdote esemplare, fu confidente, consigliere ed amico di tutti i camporesi che gli si rivolgevano con piena fiducia. Infatti la sua azione non si limitava all´ambito religioso, ma investiva tutta la vita del paese e si esprimeva, soprattutto, nell´aiuto culturale e morale che dispensava a piene mani, specialmente ai piú bisognosi. In quegli anni a Campora era una delle poche persone istruite ed impartiva lezioni private gratuitamente a tutti, senza discriminazione di sorta.  
Condusse vita molto semplice ed umile: si cucinava da sé e si adattava a tutte le modestissime condizioni che gli offriva l´alloggio vecchio e privo di ogni comoditá. Specialmente i primi anni dopo il secondo conflitto mondiale, che aveva seminato lutti, sofferenze e miseria, dovette fronteggiare condizioni quasi da terzo mondo. E lo fece col sorriso sulle labbra, felice di rendere un servizio paragonabile a quello dei missionari in terre lontane.  
Nel 1990, non piú in grado di continuare l´opera, volle incontrare, per l´ultima volta, il suo popolo in piazza Giovanni Amendola per il saluto finale prima del commiato. Fu un vero bagno di folla plaudente e commossa che gradí molto. Poi partí per Gorga, dove morí due anni dopo. Aveva espresso il desiderio di riposare nel nostro cimitero, in mezzo al suo popolo, ma fu convinto diversamente dai parenti che lo vollero tra loro.


Manlio Ciardo

Manlio Ciardo nacque a Campora il 27 gennaio 1907 e morí a Viaregio (LU) il …….  
Figlio del maestro Nicola Ciardo, apparteneva ad una famiglia numerosa in non floride condizioni economiche. In possesso di rare doti intellettuali, inizió gli studi conducendo al pascolo le mucche. Dopo il liceo, si laureó in giurisprudenza, come il suo maestro Benedetto Croce. Imitó il grande filosofo di Pescasseroli, Aquila, anche nell´amore per la filosofia, disciplina che insegnó prima al liceo di Viareggio e poi all'università di Bologna, dove resse brillantemente per molti anni la cattedra di “Filosofio della storia”.  
Seguace ed amico del Croce, divenne il piú grande crociano vivente. Nel neo-hegelismo italiano, che risale allo Spaventa ed al De Sanctis, radicano i prodromi del ”Idealismo storicistico” del suo maestro, da cui prese le mosse. Approfondí e divulgó il pensiero crociano attraverso le sue numerose e validissime opere filosofiche.  
Idealista puro, tenace cultore dell´amore per il sapere, si gettó nella mischia con l'unico intento della ricerca del vero. Per questo, com´era accaduto all'abbruzzese fu ostacolato, avversato dai colleghi, lasciato solo nell'ambiente accademico, sorvegliato e penalizzato dal fascismo, per cui non poté attingere quegli allori di successo e di fama che meritava. Ci avrebbe guadagnato anche Campora poiché se oggi fosse capace di esprimere una voce a sostegno di quel viluppo di fremiti e di idee rimasto in ombra, se riuscisse a rinvigorire l´eco di quanto giace pressoché negletto nelle “sudate carte” prodotte dallo scavo Croce-Scavo, avrebbe un'importante carta in piú da giocare per uscire dall'isolamento, essendo la cultura volano del progresso. Sarebbe assai interessante reperire il carteggio intercorso tra i due Pensatori e le opere del Ciardo.  
Tre elementi m'impedirono di approfondire la conoscenza e l'amicizia col mio vicino di casa nel nostro paese natío: la rilevante differenza anagrafica, l´essere io stato costretto ad intraprendere tardi gli studi, l'aver privilegiato il versante poetico e, solo dopo, anche quello filosofico. Manlio Ciardo ha illuminato tante menti, dispensato dottrina, consigli ed aiuti culturali a tutti. Era anche poeta: ebbi, forse unico, il privilegio di leggere alcune sue poesie che conservava gelosamente in un vecchio cassetto. Mi definí “ragazzo assetato di sapere”.

Notizie e commenti dei personaggi illustri del Prof. Gimino Veltri